Gli strumenti

Gli strumenti che il Duo possiede e che propone nei suoi concerti sono originali del XIX secolo.

Il secolo in questione è ricco di una grande quantità  di chitarre e fortepiani molto diversi gli uni dagli altri, con proprie caratteristiche che rendono unici per suono, organologia ed estetica ogni pezzo. E’ un periodo di sperimentazione e di strettissimo rapporto tra concertista e liutaio/costruttore, collaborazione che ha come fine comune la produzione di qualcosa che sia funzionale alla musica eseguita. Una musica che risiedeva soprattutto nei salotti e nelle case, e che fungeva da importante collante sociale di svago e divertimento.

Enrica suona su due chitarre molto diverse tra loro: la prima (per affetto) è una chitarra spagnola, e più precisamente proveniente da Madrid, costruita tra il 1860 e il 1880 dai figli di Gonzalez (nell’ etichetta interna si può leggere “Hijos de Gonzalez”). La si riconosce per la sua piccola forma ad “otto” e un aspetto semplice, la paletta un po’ squadrata ed un suono dolce ed efficace nel registro acuto; la seconda chitarra è del celebre liutaio Pasquale Vinaccia, datata 1828, di Napoli (città  di estrema importanza per la liuteria chitarristica del XIX secolo). La famiglia Vinaccia ha una lunga tradizione di costruzione, sia di chitarre che di mandolini. Sulla particolarità di questa chitarra cade subito l’occhio: le bellissime decorazioni sulla cassa armonica e una grande eleganza estetica colpiscono all’istante, abbinate ad un suono ben definito, percussivo e dal timbro antico. Entrambe le chitarre sono suonate nel rispetto della tradizione filologica, ossia utilizzando le corde in budello, elemento determinante per il suono e la tecnica di questi strumenti.

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Laura, invece, suona su uno strumento di provenienza inglese: il fortepiano appartiene infatti alla fabbrica “Clementi & Co.” di Londra (1820 circa). Il fortepiano è lo strumento a tastiera che nasce a fine ‘600 in Italia, grazie al costruttore Bartolomeo Cristofori, che costruisce uno strumento innovativo per la sua meccanica: al suo interno vi è una martelliera.

Per lungo tempo i fortepiani vengono costruiti interamente in legno. I martelletti che colpiscono le corde sono in pelle e non in feltro e da qui ne deriva un suono dall’attacco più diretto e nitido; l’estensione della tastiera è più ridotta, ma col tempo, in aumento (fino ad arrivare all’estensione di 88 tasti che conosciamo); le corde sono parallele e questo determina una maggiore definizione e chiarezza del suono, soprattutto nel registro grave; in alcuni modelli sono presenti tre o quattro pedali, che donano ampia varietà timbrica agli strumenti.

Queste sono solo alcune delle molteplici caratteristiche degli strumenti dell’epoca, tutti diversi tra loro, in base anche al luogo di provenienza e alla loro collocazione nei secoli: basti pensare che il pianoforte moderno, come lo conosciamo noi, venne brevettato a fine Ottocento, quindi il fortepiano ebbe due secoli di intenso sviluppo.

Quello di Laura è un esempio di strumento a tavolo inglese, costruito intorno al 1820 a Londra, nella fabbrica che il compositore (editore, insegnante e costruttore) Muzio Clementi aprì in Inghilterra. Il mobile è finemente intarsiato, dall’aspetto essenziale ma elegante; è dotato di un solo pedale adibito alla risonanza. Il suono, generato da martelletti ancora in pelle, è tipico degli strumenti inglesi di quel periodo: generoso e risonante, con il registro grave predominante.

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